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Dal caso Stamina all’INFN, per una corretta informazione scientifica diffidare da Le Iene

Dal caso Stamina all’INFN, per una corretta informazione scientifica diffidare da Le Iene

Quando in laboratorio sono alle prese con dei compiti particolarmente ripetitivi, capita che lasci vagare la mia mente. Succede così che mi guardi indietro e dall’alto dei miei ventisei anni mi ricordi con un misto di vergogna e divertimento alcuni momenti imbarazzanti della mia adolescenza: un pianto per un brutto voto, il CD The Very Best Of Blue e quei jeans veramente troppo larghi. Una reminiscenza però lascia un retrogusto particolarmente amaro per un dottorando che ha investito i prossimi quattro anni della sua vita nella ricerca. Lo confesso: credevo che Le Iene fosse un programma giornalistico serio. Guardavo ammirato gli inviati fare domande scomode e muoversi al di fuori degli schemi giornalistici a cui ero abituato, presentando i contenuti in un modo chiaro ed efficace.

Poi è arrivato il caso Stamina. Studiando biotecnologie è stato facile vedere le false verità, i servizi manchevoli, le testimonianze selezionate, la mancanza delle fonti e il complottismo mascherato da attenzioni per i più deboli. Ricordo editoriali indignati di grandi esponenti del mondo scientifico, la Senatrice Elena Cattaneo in testa. Ricordo il Parlamento che sull’onda dell’emotività stanziava 3 milioni di Euro per la sperimentazione. Ricordo le discussioni con amici e parenti, cercando di spiegare perché è importante seguire un protocollo prima di approvare un trattamento e raccontando che nessuno era a conoscenza di cosa fosse presente all’interno della fantomatica Cura Vannoni.

Quando anche i media si sono accorti che delle iniezioni in un sottoscala ideate da un laureato in Scienze della Comunicazione non potevano costituire una cura credibile, è partita la caccia all’uomo: Vannoni viene arrestato e processato (patteggerà 1 anno e 10 mesi per truffa e associazione a delinquere) e su Le Iene piovono critiche. Esattamente, il programma televisivo che personalmente ritengo complice – seppur inconsapevole – di truffa e associazione per delinquere viene semplicemente criticato, ma nessuna responsabilità viene attribuita a chi ha pubblicizzato il metodo Vannoni a livello nazionale, partecipato a manifestazioni pro Stamina e aggiunto al proprio sito inserzioni di Stamina Foundation.

Per me, dopo Stamina Le Iene hanno perso ogni parvenza di credibilità. Da ricercatore quale sono ho però cercato di indagare più a fondo questo fenomeno televisivo. Con poca fatica, ho scoperto che Le Iene ricalcano un format televisivo ben definito, chiamato infotainment. Questa parola evidenzia la commistione tra informazione e intrattenimento: per poter far risaltare una notizia all’interno del bombardamento mediatico odierno, è necessario spettacolarizzarla. Come? Uno dei modi più pratici è quello di creare una reazione emotiva, che diventa automaticamente interesse personale dello spettatore. Un comunicatore scientifico una volta mi ha detto che un articolo è una storia. A seconda del punto di vista che adotto, a seconda dei fatti che scelgo di mostrare posso raccontare una storia invece che un’altra. Per il format de Le Iene, una storia efficace è quella di un contrasto fra due realtà, un’entità potente ed una debole. Ancora meglio se il racconto viene presentato in un alone di cospirazione, come una vicenda che i poteri forti cercano di occultare. All’interno di questa contrapposizione c’è già tutto. Paura e rabbia nei confronti dell’ingiustizia, compassione per la parte lesa, speranza di una rivalsa futura. Riconoscete lo schema? Quanti film, quanti romanzi ricalcano questa avvincente struttura narrativa?

Lo stesso schema è stato riproposto recentemente. A fine novembre Le Iene raccontano una nuova storia: nei laboratori sotterranei del Gran Sasso dell’INFN, centro di fisica di eccellenza mondiale, sarebbe in corso un pericoloso esperimento nucleare in grado di contaminare le falde acquifere che riforniscono d’acqua più di metà Abruzzo. Il servizio utilizza il modello appena spiegato, vengono narrati passati episodi di contaminazione delle acque, addirittura viene evocato lo spettro di Fukushima. Peccato che la realtà sia un’altra, come spiegano gli stessi ricercatori del centro e diversi articoli dei giornalisti che si prendono dieci minuti per approfondire: all’esperimento “non possono essere associati i rischi connessi a una centrale nucleare perché non è un reattore nucleare, e non può esplodere, neppure a seguito di azioni deliberate, errori umani o calamità naturali.” La sorgente radioattiva usata inoltre “non dipende da alcun sistema di controllo attivo (sia esso elettronico, meccanico o idraulico), e non può quindi in nessun caso guastarsi o andare fuori controllo.” La sorgente in questione è l’isotopo 144 del Cerio, che viene sigillata all’interno di una doppia capsula in acciaio, racchiusa da un ulteriore strato di tungsteno del peso di 2,4 tonnellate. L’intera struttura è stata progettata per essere in grado di resistere a terremoti, allagamenti e alte temperature fino a 1500 °C. C’è di più: i due episodi di contaminazione delle acque raccontati da Le Iene vengono facilmente smentiti e la richiesta di autorizzazione da parte del Centro risulta essere a norma. Per usare le parole di un ricercatore dell’INFN, Le Iene “pensavano fosse Fukushima e invece era un ferro da stiro”.

I paragoni con Stamina sono evidenti, perfino i risvolti politici. Il giorno dopo il servizio de Le Iene, il Consiglio regionale dell’Abruzzo, approva all’unanimità la risoluzione del Movimento 5 Stelle che chiede il blocco dell’esperimento e la revoca di qualunque autorizzazione. Fortunatamente, in questo caso, il Consiglio regionale non ha la giurisdizione per bloccare direttamente l’esperimento che dovrebbe venire effettuato tra il 2018 e il 2019 e durare 18 mesi. È comunque interessante notare come la politica regionale non abbia nemmeno esitato prima di saltare sul carro dell’emotività e del populismo.

Per completare il quadro della situazione, vale la pena citare anche altri casi in cui Le Iene hanno dato risonanza a bufale scientifiche, molte volte sfociando nella disinformazione: vaccini e autismo, sclerosi multipla e metodo Zamboni, cancro e veleno di scorpione cubano, cancro e diete vegane, ulivi e Xylella fastidiosa. A onor del vero, ci sono stati anche casi in cui la trasmissione ha mostrato finte terapie di ciarlatani per quello che erano.

Comunicare la scienza è sicuramente molto difficile. Spesso presuppone una comprensione approfondita dell’argomento e per la stessa natura del metodo scientifico si deve parlare di statistica, correlazione, percentuali, concetti che ben si prestano a mistificazioni e diverse interpretazioni dai non addetti ai lavori. Questo non deve tuttavia essere una giustificazione per programmi come Le Iene, che stanno contribuendo a diffondere panico e sfiducia nei confronti delle istituzioni scientifiche in un Paese con il più elevato tasso di analfabetismo funzionale dell’UE e in cui si fatica a trovare dei degni comunicatori dopo la famiglia Angela.

In ogni caso, un’ottima regola per una corretta informazione scientifica è quella di non fidarsi de Le Iene. D’altronde, lo stesso mammifero che vive nella savana, è notoriamente opportunista e seguendo gli avvoltoi riesce a scovare le carcasse di animali morti, con cui banchetta insieme al resto del suo branco.

 

Di Dennis Pedri