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Il Centro di Protonterapia di Trento: in prima linea nella lotta ai tumori

Il Centro di Protonterapia di Trento: in prima linea nella lotta ai tumori

centro protonteapia trento 2014

“Zap! You’re not dead”: così si apriva un articolo del noto settimanale The Economist del 6 settembre 2007. Questo titolo, senza dubbio tanto provocatorio quanto ottimista, racchiude in sé l’entusiasmo derivante da quella che è stata ed è tuttora una grande rivoluzione nel campo della cura dei tumori.

Con queste parole il settimanale britannico apriva un approfondimento sulla protonterapia, un particolare tipo di terapia che sfrutta fasci di protoni per irradiare un tessuto biologico malato, molto spesso tumorale.

La protonterapia ha preso piede nel panorama medico internazionale quasi trent’anni fa, tuttavia conserva ancora un carattere di nicchia, determinato soprattutto dagli elevati costi d’installazione e manutenzione. A inizio 2016 si contano in tutto il mondo solo 58 centri in cui questa terapia è praticata; una rosa di “eccellenze” di cui anche Trento fa parte dal 2014, anno in cui è stata curata la prima giovane paziente malata di un raro tumore presso il centro di protonterapia dell’ospedale “Santa Chiara”.

Centro di Protonterapia Foto Romano Magrone. Archivio Ufficio Stampa Provincia autonoma di Trento 21 ottobre 2014
Centro di Protonterapia – Foto Romano Magrone. Archivio Ufficio Stampa Provincia autonoma di Trento

Ciò che distingue questa tecnica dai canonici trattamenti radioterapici impiegati nella cura contro il cancro è la possibilità di localizzare con molta precisione il fascio di radiazioni ionizzanti emesse dallo strumento che consiste essenzialmente in un acceleratore di particelle simile a quello presente al CERN di Ginevra. Si tratta quindi di uno strumento ad alta potenza per colpire stati tumorali di particolare criticità, come quelli situati nelle prossimità di organi sensibili, in regioni anatomiche complesse o in pazienti in età pediatrica con lesioni tumorali importanti.

I punti forti della protonterapia sono la notevole limitazione dei danni ai tessuti circostanti e la possibilità di modulare la profondità d’azione rispetto al corpo, colpendo in maniera selettiva un tessuto esterno anziché uno più interno con la semplice regolazione della quantità di energia dei protoni in emissione.

Nello specifico, le radiazioni emesse dallo strumento sono in grado di danneggiare il DNA delle cellule colpite a un dosaggio sensibilmente più efficace, bloccando in particolare la loro capacità replicativa che, nelle cellule tumorali, è in genere eccessiva e non regolata. Proprio per questo motivo, il trattamento si è dimostrato essere molto efficiente e correlato a pochi effetti collaterali in queste cellule già altamente replicanti e incapaci di attivare meccanismi di riparazione dei danni al DNA.

La protonterapia, ipotizzata già nel secondo dopoguerra, ha visto muovere i primi passi in alcune cliniche sparse nel nostro pianeta solo dagli anni 90, soffrendo molto dell’ingente costo dell’apparecchiatura e della manutenzione. Una piccola ma geniale intuizione – quella di accelerare non più cariche negative, come solevasi fare da diversi anni per generare raggi X ad alta energia, ma cariche positive, “semplicemente” cambiando la polarità della macchina usata – ha permesso di abbassare vigorosamente i costi di ciascun macchinario perprotonterapia. Questo ha favorito una più ampia diffusione della strumentazione che continua da allora a migliorarsi anno dopo anno, per confermare gli effetti benefici a lungo termine del trattamento tramite protoni in confronto alle terapie standard usate finora di prassi.

centro protonteapia trento 2014
Il Centro di Protonteapia di Trento

Terza in Italia dopo Pavia e Catania (quest’ultima operativa solo per una tipologia particolare di tumore oculare) la città di Trento può quindi vantarsi di un fiore all’occhiello per la sanità provinciale e nazionale. Dallo scorso settembre la protonterapia è stata inoltre inserita nei Livelli essenziali di assistenza, diventando così una prestazione che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket).

Un grande traguardo per la sanità italiana e, non da meno, per la ricerca scientifica in materia di oncologia.

 

di Lorenzo Povolo

 

Articolo pubblicato su Trentino Natura il 17/10/2016