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L’amore ai tempi della scienza, estrogeni e testosterone i protagonisti dell’equilibrio dei sensi

L’amore ai tempi della scienza, estrogeni e testosterone i protagonisti dell’equilibrio dei sensi

Ho sempre considerato il 14 febbraio una giornata dal significato piuttosto criticabile. Pensando ai moltissimi che in questa occasione festeggiano il proprio innamoramento, ragiono sempre sul fatto che in una coppia, probabilmente, una giornata ormai pregna di consumismo e materialismo come questa non dovrebbe rivestire un gran ruolo. Ma tant’è.

Perché gli innamorati, oggi o in ogni giorno dell’anno, sentono il bisogno di scambiarsi promesse d’amore, fiori profumati o cioccolatini del più pregiato cioccolato belga? E poi, cos’è che spinge i più temerari a mandare in maniera anonima un bigliettino segreto al ragazzo o alla ragazza che ha solamente intravisto o con cui ha scambiato solo un paio di parole in corridoio? La risposta che ci viene automatica è che sia opera dell’amore.

Ma che cos’è l’amore? O, meglio, come funziona l’amore? Proviamo ad affrontare questa domanda secondo un’ottica scientifica, cercando di ridurre al minimo il cinismo e la freddezza.

L’amore, in effetti, come quasi tutti gli altri comportamenti e fenomeni osservabili in un organismo, non è altro che riducibile a una non troppo semplice sommatoria di meccanismi chimico-biologici istintivi e fondamentali, necessari in questo caso alla sopravvivenza della specie.

Ma andiamo con ordine. La prima fase del processo di innamoramento è quella ‘preparatoria’, ossia il sentimento di desiderio o ‘libido’. I protagonisti di questo stadio sono alcuni ormoni sessuali quali estrogeni e testosterone. Nell’individuo di sesso maschile, in particolare, il desiderio risulta essere costantemente presente, a causa di maggiori livelli di testosterone, seppure con un graduale declino nel tempo. Risulta invece essere più discontinuo nella donna, in relazione ai diversi stati fisiologici della vita femminile quali il ciclo mestruale, la gravidanza, il puerperio e la menopausa.

Diretta conseguenza del desiderio sessuale è l’innamoramento. Cos’è che scatena l’impazienza, l’attrazione e quindi l’eccitazione che portano a frequentare una persona e a provare sentimenti piú profondi verso di lei?

I primi attori in questo contesto iniziale sono l’adrenalina e il cortisolo. La prima, in particolare, è coinvolta principalmente in meccanismi di risposta allo stress, tuttavia in questo caso risulta aumentare nelle persone coinvolte da un ‘colpo di fulmine‘. Tra gli effetti di questo incremento di adrenalina troviamo ad esempio una accelerazione del battito cardiaco e della respirazionecambiamenti nella salivazioneuna ridotta percezione del pericolo e un aumento della potenza dei sensi. Un po’ quello che avviene anche nelle altre specie in situazioni analoghe di caccia, di pericolo e così via. Per curiosità, altro effetto secondario risulta essere la contrazione della muscolatura liscia radiale dell’iride tramite stimolazione del sistema nervoso simpatico, che porta infine ad una visibile dilatazione delle pupille.

Secondo attore nell’innamoramento è la dopaminaresponsabile prima di tutto della sensazione di piacere nel corpo umano. In uno studio del 2005, Fisher e collaboratori (Rutgers University) evidenziano, tramite scansione del cervello di 2.500 ragazzi che venivano esposti a immagini di persone di loro interesse o meno, l’attivazione di alcune aree del cervello ricche in dopamina, neurotrasmettitore normalmente coinvolto nei meccanismi di “ricompensa” e di motivazione in certe aree localizzate del cervello. Livelli analoghi di questo ormone sono trovati in individui che consumano cocaina e altre sostanze d’abuso della stessa categoria, giusto per fare un paragone con il meccanismo che avviene quando siamo innamorati. A ben pensarci infatti, come anche la scienza conferma, effetti secondari di amore e cocaina sono la tipica assenza di fame, una maggiore attenzione e un minor bisogno di sonno.

Ultimo, ma non meno importante, è la serotonina, l’ormone che induce ad essere legati mentalmente solo al proprio amato e a nessun’altra persona. Langeslag e colleghi nel 2012 suggeriscono inoltre che i livelli di serotonina sono diversi tra i due sessi quando la persona è innamorata: in particolare, gli uomini hanno livelli minori di serotonina rispetto alle donne. Le aree cerebrali più coinvolte in questi processi sono l’insula mediale, la corteccia cingolata anteriore, il nucleo caudato e il putamen. Parallelamente, il giro cingolato posteriore è spesso associato alla percezione delle emozioni dolorose, e in fase amorosa questa zona del cervello viene parzialmente a perdere attivitá. Anche alcune specifiche zone dell’amigdala che elaborano sensazioni negative come la paura e la rabbia sono meno attive in questa situazione, perfettamente in accordo con ció che osserviamo normalmente in una relazione, risultando in un maggiore rilassamento e minore preoccupazione nella vita quotidiana.

Ma cosa succede quando la relazione giunge a fasi piú avanzate e il legame diventa sempre piú forte?

Anche a questo stadio sono coinvolti i meccanismi ormonali, in particolare legati alla presenza di ossitocina e di vasopressina. L’ossitocina è uno degli ormoni più potenti del corpo umano rilasciati in maniera equa tra maschio e femmina, specialmente durante l’orgasmo. Diversi studi infatti correlano il maggior attaccamento tra le coppie con la quantità e la qualità dei rapporti sessuali intercorsi tra di loro. Il suo ruolo nell’attaccamento e nell’affezione non serve solo a creare un legame saldo tra due partner, bensì allo stesso modo agisce tra madre e figlio durante il parto, altro momento in cui la sua produzione viene stimolata abbondantemente. Il discorso però sarebbe molto più complesso di così, dal momento che il rilascio di questo ormone in combinazione con altre molecole coinvolte nell’affettività porta a diverse sfumature di connessione, complicando parecchio lo scenario. Altra molecola presente in questa fase è la vasopressina o ormone anti-diuretico, che oltre alla funzione suggerita dal nome stesso, è stato visto (Hiller, 2004) essere coinvolto anche nel rapporto sessuale in fase di scelta preferenziale del partner, e forse anche nella promozione di relazioni durature (Gouin JP et al., 2010 e 2012).

Di fronte a una così grande vastità di fenomeni chimici e biologici finemente regolati ed organizzati in maniera certosina possiamo solo immaginare che cosa possa succedere quando ad un certo punto la fonte di questi meccanismi viene a mancare.

Quando una relazione finisce, infatti, spesso in maniera improvvisa, il cervello ne è affetto in modo potenzialmente molto negativo, dal momento che deve ristabilire tutti gli equilibri precedentemente creati con l’insorgere di una nuova situazione. Non c’è da stupirsi, quindi, del dolore che la fine di una relazione possa provocare nell’organismo, considerata in particolar modo la natura razionale del cervello. Tra tutti, si è visto come la fine di una relazione attivi le stesse aree cerebrali che elaborano il dolore fisico, precedentemente silenziate durante l’innamoramento, quasi in un rapporto di dipendenza.

Dipendenza non diversa, alla fin fine, da quella provocata dalle sostanze psicoattive precedentemente citate. Il nostro cervello è una macchina abbastanza potente da potersi riprendere da questa tipologia di traumi, soprattutto con qualche supporto, che può essere ad esempio un’attività di gruppo o solamente un po’ di relax. Tutto ciò aiuta a colmare, seppur in parte, l’improvvisa mancanza di stimoli “positivi”. Di fronte a tutto ció, come poter affermare ancora che l’amore è solo una questione di cuore?

 

(di Lorenzo Povolo)

 

Altri riferimenti:
http://neuro.hms.harvard.edu/harvard-mahoney-neuroscience-institute/brain-newsletter/and-brain-series/love-and-brain

http://examinedexistence.com/why-we-fall-in-love-the-science-of-love

https://www.psychologytoday.com/blog/neuronarrative/201402/what-neuroscience-tells-us-about-being-in-love

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15990719

Hiller, J. (2004). Speculations on the links between feelings, emotions and sexual behaviour: are vasopressin and oxytocin involved?. Sexual & Relationship Therapy, 19(4), 393-412.

http://www.tpi.it/mondo/regno-unito/perche-lasciarsi-fa-cosimale-amore

https://www.psychologytoday.com/blog/neuronarrative/201402/what-neuroscience-tells-us-about-being-in-love

http://examinedexistence.com/why-we-fall-in-love-the-science-of-love/

https://www.scientificamerican.com/article/experts-chemical-pupil-dilate/

http://neuro.hms.harvard.edu/harvard-mahoney-neuroscience-institute/brain-newsletter/and-brain-series/love-and-brain

 

Articolo pubblicato su Il Dolomiti il 15/02/2017