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Come migliorare la vostra estate e salvare 725000 vite

Come migliorare la vostra estate e salvare 725000 vite

Nonostante in Italia se ne parli poco e male, tutti sanno cos’è un OGM: un animale, una pianta o un batterio a cui è stato fornito in laboratorio un pezzo di DNA supplementare contenente delle informazioni. Grazie a questa tecnica, l’uomo ha creato piante in grado di proteggersi dagli insetti, piante resistenti alla siccità, salmoni a crescita rapida, batteri che producono farmaci e tanto altro.

Per queste qualità indiscutibili, la senatrice Elena Cattaneo ha provocatoriamente attribuito loro l’appellativo di “Organismi Geneticamente Migliorati”, a contrapporsi al classico e famigerato “Organismi Geneticamente Modificati”.

Particolare attenzione è stata volta nel creare piante in grado di resistere agli attacchi degli insetti: è infatti vero che l’uomo mangia ciò che “le cavallette” avanzano, e basta tornare indietro di poche decine di anni per rivivere la disperazione causata dalla voracità degli insetti. http://www.archivioluce.com/archivio/jsp/schede/videoPlayer.jsp?tipologia=&id=&physDoc=376&db=cinematograficoDOCUMENTARI&findIt=false&section=/ – Archivio storico istituto luce, Le cavallette 1946 –

La creazione di insetticidi sempre più potenti e specifici e di piante geneticamente modificate ha capovolto gli esiti della battaglia annuale contro le fameliche mandibole, ma l’uomo è ancora lontano dal vincere la guerra. Gli insetti hanno infatti più frecce al loro arco: se per noi una puntura di zanzara è poco più di un fastidio passeggero che ci ricorda le serate in spiaggia, per milioni di persone si trasforma in gravi malattie come malaria, dengue, febbre gialla ed encefaliti causando la morte di 725.000 persone ogni anno (dato HWO).

Nella lotta contro gli insetti dannosi l’ingegneria genetica si propone oggi come nostro alleato: gli scienziati della Oxitec, un’azienda germogliata dell’università di Oxford, sono riusciti ad inserire un gene per creare una zanzara geneticamente modificata, non per essere “migliorata”, bensì per essere sterile.

Il concetto è semplice: nel passaggio da stadio larvale ad adulto, vengono attivati dei geni che portano a malfunzionamenti metabolici e dunque alla morte della zanzara. In laboratorio si possono far crescere grandi quantità di questi insetti fornendo loro “l’antidoto”; essi, una volta immessi in natura, si accoppiano con le zanzare selvatiche producendo prole che muore prima di raggiungere lo stadio adulto. Questa tecnica, anche se costosa, ha il grande vantaggio di essere specifica, al contrario dei normali insetticidi, non è soggetta all’insorgenza di resistenza ed è risultata portare all’abbattimento dell’80% della popolazione delle zanzare, contro il 40-45% che si ha con l’uso di pesticidi. Per questi motivi può essere utilizzata per eradicare popolazioni insediatesi in zone “sensibili” come città e parchi naturali.

Esistono chiaramente implicazioni ecologiche, ma questo tipo di controllo è stato proposto per specie alloctone, ovvero non originarie del luogo ove si vuole abbattere la popolazione, e il suo “effetto” si esaurisce dopo una generazione in quanto tutti gli individui che ereditano il gene suicida non possono arrivare a maturazione e quindi partecipare alla riproduzione.

Tecniche che prevedono una modifica genetica che venga trasmessa di generazione in generazione sono già disponibili, e ricadono sotto il nome di “genetic drive”. La determinazione del sesso negli insetti avviene diversamente che nell’uomo ed è quindi possibile programmare delle zanzare affinché una proporzione maggiore del 50% sia maschile e portatrice della modifica genetica che causa questo scompenso. Nel giro di alcune generazioni si arriva ad avere fino al 99% di insetti maschi, riducendo enormemente la popolazione. Questo fenomeno, che talvolta occorre anche in natura, ha dato vita a un nuovo modo di concepire l’evoluzione, tramite la teoria del gene egoista, di cui vi parleremo in una prossima puntata del blog.

L’impossibilità di controllare adeguatamente questo secondo tipo di OGM, ha fatto sì che questa tecnica rimanesse confinata al laboratorio, mentre la produzione di maschi “sterili” ha tutte le carte in regola per divenire il nostro più grande alleato nella protezione dei nostri raccolti e della nostra salute.

Vi è però un enorme svantaggio a carico di questa incredibile tecnologia: si basa sull’uso di OGM. E all’uomo occidentale questa sigla fa più paura di tutte le malattie trasmesse da qualsiasi zanzara.

In Florida la proposta è stata sottoposta ad un referendum per il quale la popolazione è stata informata dei pro e dei contro di questa tecnologia. Nonostante gli americani abbiano una mentalità molto più aperta di noi europei nei confronti del progresso, la probabilità che la votazione si trasformasse in un’espressione di tecnofobia era alta, ma infine il 57% dei votanti si è dimostrato favorevole. Per aggiungere un po’ di pepe alla questione, vorrei portare alla luce un altro dato a mio parere interessante: nei seggi delle località da dove verranno effettuati i lanci il consenso si è fermato al 35% dei votanti. Questa è l’espressione di quella cultura “Not In My BackYard” che impedisce l’adozione di strategie vincenti per lo sviluppo a causa dell’opposizione di pochi, e che in Italia conosciamo bene.

A tutti piacciono i treni, “ma non nel mio campo”.

Dovremmo imparare a giudicare in base alla sostanza piuttosto che farci stordire dagli slogan, perchè l’evoluzione collettiva non può fermarsi per nostre personali egoismi e infondate paure.

 

(di Filippo Guerra)

 

Bibliografia:

 

Articolo pubblicato su Il Dolomiti il 10/12/2016